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La lotta con la parola, la lotta per la sua interpretazione, perché dall'abisso possa emergere ed esistere, è assai spesso il destino del cantore di poesie, per non dire del poeta. È la lotta di vita e di morte: è necessario che la parola nella sua forte materialità "uccida la cosa" perché la "cosa": l'amore, l'attimo fuggente, gli affetti, la morte, i volti, il Dio, ad-vengano in una epifania che dischiude mondi a mondi.
L'impossibilità di raggiungere il reale, se non interpretandolo, nominandolo. Nulla è più distante della realtà, anche se nulla è più vicino. Sembra di essere condannati alla distanza, all'assenza, appunto a un dire che diventa e diviene soltanto comunicazione e comunione quando nel linguaggio si opera la presa-a-distanza. / Der Kampf mit dem Wort, der Kampf für seine Auslegung, so dass es vom Abgrund entstehen und existieren kann, ist sehr oft das Schicksal des Sängers der Gedichte, das heißt des Dichters. Es geht um den Kampf von Leben und Tod: das Wort muss in seiner starken Materialität „das Ding töten", denn das Ding: die Liebe, der flüchtige Augenblick, die Bindungen, der Tod, die Gesichter, Gott, ad-kommen in eine Epiphanie, die Welten auf Welten aufschließt. (Silvano Maggiani)

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